MarvelIT presenta:

#5 - Il Mondo non è abbastanza

di Sergio Gambitt20 ed Ermanno Ferretti

 

 

“Qui Alicia Masters a tutti i WCA in ascolto, le stazioni radio mondiali sono impazzite!! Da quel che sono riuscita a capire sono stati segnalati terremoti di grado superiore al 7° Richter in India, Giappone e in tutto il Mediterraneo, senza contare che ogni tanto qui balla tutto! Le Canarie e le Antille sono quasi interamente sommerse dall’acqua, mentre tutti i vulcani del Sudamerica hanno deciso di riattivarsi adesso! Le acque fuori dalla Scandinavia e attorno la Nuova Zelanda sono impraticabili, l’Australia è completamente isolata e credo che nei prossimi minuti andrà peggiorando se non fate niente!! Per ora chiudo, ma rimango in contatto per nuovi aggiornamenti.”

Giant Man si passa le mani sopra gli occhi esasperato, poi le toglie e pensa: - Come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto?

 

Mezz’ora prima.

Oceano Atlantico.

“Cos’è... ti sei affezionato a noi così tanto da tornare a trovarci ogni volta che puoi?”

Eros, alias Starfox, sta volando velocemente tra i tentacoli rocciosi del pianeta vivente contro cui sta combattendo che, imponente e maestoso sopra l’Oceano Atlantico, sta inveendo contro di lui:

“Lasciami in pace, insetto! Non sai con chi ti stai confrontando!!”

“ ‘Non sai con chi ti stai confrontando’...” comincia a dire Eros schivando agilmente i suoi attacchi “ ‘E’ una faccenda troppo grande per un misero mortale come te’ ... ‘Sembra già grande così, figuriamoci in mutande’...quante volte ho sentito frasi del genere da voi supercattivi...” e con un pugno si libera di una meteora scagliata contro il suo corpo “Specie te poi... hai detto esattamente le stesse cose a Los Angeles un mese fa. Voglio dire... non chiedo mica un completo restyling tipo nuovo costume e nuovi poteri, niente di così ‘ultimativo’, giusto una spolveratina quantomeno al dizionario dei sinonimi e dei contrari ogni tanto, non so se mi spie... ooof...” mentre stava tentando di liberarsi da due tentacoli, un terzo lo prende in pieno petto e lo sbalza ad una decina di metri di distanza. Eros però si riprende subito e dice “Ecco, per esempio questa era una mossa più originale del solito... scorretta, ma non banale. E ora tocca a me”. Prendendo la rincorsa si lancia a pugni chiusi contro un groviglio di tentacoli che sotto la forza del colpo va in frantumi. Quindi Eros si rimette in posizione orizzontale per riprendersi un po’, mentre mormora: “Ho una vaga sensazione di deja vu....”

“Di che vai parlando, umano! Non ricordo di essere mai stato in una galassia chiamata Los Angeles!! E non ho nemmeno mai visitato questo pianeta prima d’ora!”

“Hai fatto una doccia di radiazioni gamma, Ego? Eri qui il mese scorso!”

“Il mio nome non è Ego!”

“E quale sarebbe, trottolino amoroso dududadadà?”

“Io sono Alter Ego!!”

“Eh?”

BAM!

Il tentacolo prende in pieno Eros che, troppo stupito per accorgersene, cade in acqua tramortito. Il pianeta vivente si volta verso il viso di Mondo stampato sull’Oceano Atlantico e gli parla, quasi con un’intonazione più dolce:

“Ed ora che quel seccatore è stato sistemato nessuno ci darà più fasti...” la frase viene interrotta da una scarica di energia che lo acceca momentaneamente. Quando riesce di nuovo a mettere a fuoco, davanti a sé ci sono due nuovi avversari. Il primo ha il corpo completamente argenteo, quasi metallico, e vola su una tavola da surf, mentre il secondo sembra composto di pura energia elettrica.

“Ci rincontriamo...!” dice Silver Surfer, e una nuova scarica parte dalle sue mani verso il fianco del pianeta.

“Andatevene!!” urla questo mulinando i suoi tentacoli tutt’intorno “Cosa volete da me!!”

“Vogliamo fermarti prima che sia troppo tardi, e sai che andrà come tutte le altre volte.” risponde Surfer “Quante volte ci attaccherai prima di capire che da noi potrai solo essere sconfitto, Ego? Quanti altri innocenti sacrificherai alla tua follia?”

“Già!” esclama Fulmine Vivente accanto a lui “Quanti... ehm... Quante altre... sì... mmm... cioè... Arrenditi!”

Surfer gli lancia un’occhiata perplessa, ma non può distrarsi dal momento che il pianeta vivente si è appena abituato ai loro attacchi e sta ribattendo colpo su colpo.

“Ma come devo spiegarvelo?!?!” urla esasperato “Io non sono questo Ego!! Mi chiamo Alter Ego!!”

 Fulmine si blocca a mezz’aria e si volta verso Silver Surfer.

“Hai sentito? Ha detto che non è...”

“Ho sentito benissimo, mente. L’ho analizzato a livello molecolare e corrisponde in ogni elettrone alla traccia di Ego.”

“Non sono Ego! Non so nemmeno chi sia!!”

“Sì, certo, e Galactus divora pianeti per proteggere il cosmo da una razza che si riproduce mettendovi dentro i suoi embrioni!” ribatte Fulmine. Il pianeta lancia un’occhiata disperata a Mondo ed esclama in piena esasperazione:

“Ma sono impossibili!! Come hai permesso che si riproducessero?!”

“Sono un pianeta solo da poco...” si giustifica Mondo, quindi due grosse colonne d’acqua si innalzano verso i due. Fulmine Vivente va in corto circuito coinvolgendo all’interno della propria scarica elettrica anche Silver Surfer, il quale colpito inaspettatamente perde i sensi per il tempo sufficiente per farsi scaraventare nella ionosfera. Quindi, finalmente, Alter Ego si rivolge a Mondo.

 

Dieci minuti prima.

Starfox è caduto in acqua da pochi secondi, e sta già cominciando a risvegliarsi quando sente una forza decisa ma delicata farlo risalire velocemente.

“Mmm... no Greer, non andare ad allenarti oggi... se resti ti mostrerò perché mi chiamano volpe stellare...” sta mormorando in dormiveglia. Uno scossone improvviso lo fa svegliare del tutto.

“Non farmi pentire di averti salvato...”

“Ma chi... oh ciao Lorna, che piacere vederti! Stavo giusto sognando...”

“Ti prego, risparmiami.” lo interrompe Polaris “Devi ringraziare Alicia Masters, è lei che ci ha segnalato che le tue funzioni vitali si stavano abbassando.”

“Oh... sì, lo farò forse... più tardi.” e poi, rispondendo all’occhiataccia della ragazza “Ehi, andiamo, scherzavo! Non ti rilassi mai?!”

“Non durante le crisi planetarie. Non solo la Terra è diventata un adolescente in pieno delirio d’onnipotenza, ma è anche arrivato un manuale di psichiatria criminale formato pianeta.”

“Ehi cerco solo di alleggerire la tensione, che senso ha il tuo lavoro se non ti diverti nel farlo?”

Polaris sbuffa, ed Eros continua:

“E a proposito, a che punto sono i capoccioni nel Quinjet?”

“Non ne ho idea...”

“Andiamo a vedere, no?”

Polaris annuisce impercettibilmente, quindi i due si librano in volo verso l’astronave sospesa a poche centinaia di metri da lì. Quando entrano la situazione è abbastanza tesa. Giant Man e She-Hulk stanno discutendo animatamente sul da farsi senza proporre nessuna soluzione valida, mentre il Fenomeno e Black Tom si accusano a vicenda di essere responsabili della fuga di Mondo. L’unico tranquillo è D-Man che, davanti al vetro anteriore, sta osservando la battaglia tra Fulmine Vivente, Silver Surfer ed Ego sgranocchiando dei pop-corn che ha tirato fuori da non si sa dove.

“...impicciolirlo tutto con il mio gas...”

“...vremmo dovuto portarlo al concerto dei Blur...”

“...edersela da uomo pianeta a donna superpotenziata...”

“...umentargli la paghet...”

“...ffrirgli la luna...”

“...vevamo abbracciarlo di più...”

“...Eurodisney...”

Starfox si volta verso Polaris e:

“Capisci perché è meglio prenderla con leggerezza?”

“Ehi ehi grande capo vieni a vedere!!”

L’urlo d D-Man ha bloccato tutti, che si sono voltati nella sua direzione.

“Fulmine e Surfer sono stati sconfitti!! E ora... sembra che Ego stia per parlare!”

“Non è E...” sta per dire Starfox, quando She-Hulk lo interrompe:

“Accendi microfoni esterni!”

D-Man preme un pulsante sulla consolle, e all’interno dell’abitacolo si diffonde la voce cupa e potente del pianeta vivente:

“Ho vagato tanto per il cosmo, l’ho rivoltato da capo a fondo, e finalmente, finalmente ti ho trovato! Pensavo di essere l’unico, pensavo che nell’universo non ci fossero altre forme di vita come me, ma segretamente ho sempre saputo di non essere solo!! Quanto ho aspettato di poterti incontrare, quante notti perpetue passate a pensare come potevi essere fatto ho trascorso, da solo con un tentacolo e la mia fantasia, ma adesso sei qui! Sei la mia anima gemella, la stella attorno alla quale voglio girare nei secoli dei secoli, il buco nero in cui il mio essere si perde! Voglio stare con te, e con te soltanto! Voglio godere della tua presenza ogni giorno della mia vita, voglio che tu sia il mio pianeta gemello, voglio girare attorno alla tua orbita e voglio che la tua orbita giri attorno a me! Ti prego... rendimi il pianeta vivente più felice dell’universo... Vuoi... vuoi unirti a me per sempre e sempre?”

L’espressione sul viso di Mondo è indecifrabile.

“Qui Alicia Masters a tutti i WCA! Mi è appena giunta notizia che l’Everest si è innalzato di altri 2000 metri!”

“Uh?” esclama Giant Man confuso.

“E’ pur sempre un ragazzo in pieno sviluppo ormonale...” commenta She-Hulk.

“Shhh... Mondo sta rispondendo!!” li zittisce D-Man.

“Io... lo voglio!”

“SCIOCCHEZZE!!!”

“EH??!!!” tutti gli occupanti del Quinjet si voltano verso un punto dell’Oceano sul quale una minuscola figura è in piedi su una barchetta di legno. E’ una ragazza, i cui vestiti che definire minimalisti è un eufemismo coprono a malapena il necessario. Nei suoi occhi ardono delle fiamme millenarie, ma ovviamente Starfox non le nota, essendosi fermato agli aspetti più evidenti del suo corpo.

“Una giovane donna in pericolo, vado a salvarla!” e senza aspettare gli altri si lancia fuori dal velivolo raggiungendola in pochi istanti ed afferrandola con attenzione per le braccia “Non è sicuro qui fuori per lei, signorina. Venga con me e la porterò...”

“Non dire idiozie, umano!” e con uno strattone si libera della sua presa, precipitando verso l’Oceano. A metà strada però succede qualcosa. Il suo corpo comincia ad infiammarsi, a divenire più luminoso, quasi bianco, tanto da accecare momentaneamente tutti gli spettatori. La donna non sembra però curarsi di ciò. Si alza in volo e, con tono autoritario, si rivolge al pianeta vivente ribattezzatosi Alter Ego.

“Guarda come ti sei ridotto, Ego! A pregare un pianetucolo da strapazzo che non è vivo nemmeno da un ciclo lunare di passare l’eternità con te!!! Non è questo il futuro che avevamo in mente per te!!”

“Io... io non sono Eg...” fa per dire il pianeta, subito interrotto dalla donna:

“Sì che lo sei! Ti riconoscerei tra mille!! Oh... ma guardati...” il suo tono diventa più dolce “...guarda come sei conciato... Che ti hanno fatto per ridurti così, eh?” e voltandosi verso Starfox gli grida contro “Che gli avete fatto?!” Eros non ha nemmeno il tempo di scrollare le spalle che la donna si è già nuovamente voltata “Lo sapevo io che non dovevamo darti tutta quella libertà, ma sei sempre stato il più ribelle. Sapevi che non dovevi andare a vedere i buchi neri del sistema di Andromeda, ma tu no, volevi per forza fare di testa tua! Ed ecco come sei finito!!”

“Ma tu... tu allora sei...” comincia a balbettare Ego.

“Sì, Ego. Io sono Id, tua madre”

“Ma... ma.... ma.... MAMMA!!!” esclama Ego, e i suoi tentacoli la afferrano in un forte abbraccio, mentre colate laviche scendono copiose dai suoi occhi.

Inutile dire che tutti gli occupanti del Quinjet sono a bocca spalancata...

L’unico commento, sussurrato come a non voler rovinare il momento, è quello di She-Hulk:

“Carramba che sorpresa...”

“Shhhhh... shhhhh... sta calmo Ego, c’è qui mamma con te...” sta dicendo la donna nel tentativo di rincuorarlo “Non hai più niente da temere adesso... Ti riporterò dagli altri e tutto tornerà come prima. Sai che Psyke si è fatta dei bellissimi anelli? E che Skizo ospita già le sue prime forme di vita? E... oh papà Superego sarà così felice di rivederti!! Che dico... tutta la famiglia sarà contenta di riaverti! Ohhh... sfogati pure asteroidino della mamma...”

I singhiozzi di Ego durano ancora qualche minuto, poi, dopo aver tirato su con il naso un paio di volte, si fermano. La donna si volta verso il Quinjet e levita fino ad arrivare al vetro anteriore.

“Chi di voi è il capo qui?”

Giant Man alza timidamente la mano.

“Bene. Io mi chiamo Id, sono una stella senziente e credo che vi debba delle... scuse. Per qualsiasi comportamento fastidioso o problema possa avervi causato Ego, intendo. Ha solo 15.000 anni, sapete come sono i bambini... Comunque ora lo riporterò a casa, e vi prometto che per un bel po’ non sentirete più parlare di lui. Grazie per avermelo tenuto finora.” e vola via, tornando da Ego.

Nessuno nella navicella dice una parola.

“Sei pronto per tornare a casa?” il pianeta annuisce due volte “Bene... saluta il tuo... umpf... amichetto allora e andiamo.”

Lo sguardo di Ego verso Mondo è qualcosa che vuol significare più o meno: beh, mi spiace, sarà per la prossima volta. Quindi la donna lo prende per un tentacolo e comincia ad allontanarsi dall’orbita terrestre bofonchiando:

“Un planetoide neonato... ecco con chi stava finendo la stella di mamma. Vedrai quando tornerai a casa... ti voglio presentare un paio di Lune niente male...”

Infine le due figure raggiungono lo spazio esterno e scompaiono.

Sull’Oceano Atlantico si diffonde un silenzio innaturale.

Poi comincia. Prima è una specie di ululato di fondo, che sale di tonalità sempre più fino a diventare un urlo di rabbia devastante. L’urlo di un ragazzo sedotto e abbandonato, qualcosa che usualmente si può guarire con una cena a base di schifezze varie ed una partita. Solo che, quel ragazzo, è il Mondo adesso.

 

Ed è così che siamo arrivati a questo punto.

 

“Ok... ok.... OK! Ci serve un piano d’azione!” esclama Giant Man. She-Hulk sta per ribattere qualcosa ma, vedendo l’espressione esasperata nei suoi occhi decide saggiamente di stare zitta.

“Innanzitutto dobbiamo richiamare l’attenzione di Mondo da qualche parte, dobbiamo distrarlo. Black Tom! Femomeno!”

I due si presentano al suo cospetto, ritti in piedi come se stessere ricevendo ordini da un generale.

“Dovete attirarlo da qualche parte in qualche modo...”

“Ma come...” fa per dire Black Tom, quando She-Hulk dice:

“Fate leva sui suoi sentimenti. Tutto questo è successo fondamentalmente perché gli avete prestato poche attenzioni, e per un adolescente a volte sono tutto. Portatelo in un posto che significa qualcosa per voi, dove avete vissuto magari, e ricordategli i bei momenti che avete passato insieme... sempre che ne abbiate passati, almeno...”

“Il Castel Cassidy!!” esclama il Fenomeno come se una lampadina gli si fosse accesa in mente. Black Tom alza lo sguardo verso l’alto mormorando:

“E così ora dovremo abbandonare anche quella base, bravo Cain...” ma poi si affretta ad aggiungere “Va bene, ci inventeremo qualcosa.”

“Bene...” dice Giant Man, quindi si rivolge a Polaris “Ora... Lorna... Ho visto delle menzioni giù al Pentagono ad un’arma, una pistola, in grado di disattivare permanentemente i poteri mutanti. Non ho trovato traccia del progetto, l’unica cosa che c’era scritta è che era stata brevettata da Forge. E tu sei stata in X-Factor con lui, vero?”

“Sì...”

“Sai dove si trova adesso?”

“All’Istituto Xavier, presumo. Vuoi...”

“...che tu vada a chiedergli quella pistola, per favore. E’ una questione di vita o di morte.”

Polaris annuisce, ed avviandosi verso il portello d’ingresso dice:

“Volo” prima di saltare giù.

“Ok... ora tu... Starfox... potresti...” Giant Man è in evidente difficoltà.

“Spingere i tuoi poteri psichici al massimo in modo tale da destabilizzare la mente di Mondo.” lo aiuta She-Hulk “In questo modo ci seguirà e non si accorgerà di stare cadendo in una trappola.”

“Sì.... grazie Jennifer. D-Man, accendi gli altoparlanti al massimo e sta’ pronto a dirigerti verso l’Irlanda.”

“Ricevuto, capo!”

“Ottimo. E adesso... qualcuno sa dirmi che fine hanno fatto Silver Surfer e Fulmine Vivente?”

 

“Fermami, fermami, ti prego, fermami!”

“Il potere è dentro di te, ragazzo, so che puoi farcela!”

Fulmine Vivente e Silver Surfer stanno precipitando a tutta velocità verso la stratosfera. Tramortiti da Mondo, sono stati sbalzati via lontano ed ora stanno tentando in tutti i modi di frenare la loro involontaria corsa verso l’orbita terrestre. Per Surfer, in realtà, non c’è nessun rischio: è abituato a ‘cavalcare le stelle e toccare i pianeti’, come dice lui, ma per il giovane Miguel Santos quell’esperienza non è così abituale. Certo, potrebbe trasformarsi in energia pura e vagare nello spazio senza difficoltà, se solo riuscisse a concentrarsi un attimo e ad operare la trasformazione. In realtà però l’ha preso il panico e la paura d’incendiarsi al contatto con l’atmosfera. Silver Surfer se n’è accorto, e pensa che un eroe dovrebbe sempre avere il controllo di sé, in ogni momento. Pensa a se stesso, al proprio autocontrollo, alla propria calma olimpica, al suo fisico da discobolo, al proprio grandissimo potere, al…

“Aho! Surfer! Stavamo per finire addosso a un aereo! Ma a che cavolo stai pensando?!?!” gli urla Fulmine Vivente, interrompendo i suoi pensieri.

“Ehm, sì, scusa”, ribatte Surfer, che, tenendolo saldamente per un braccio, riesce finalmente a cambiare rotta al loro moto.

“Ah, adesso sì che mi sento più tranquillo” fa Miguel, “ma dove siamo finiti? Cioè, non vedo molto bene il Quinjet da quassù”.

“Nemmeno io. Cos’è quella, la California?”

“Dici? Non so, con tutte ‘ste nuvole…”

“Il terrestre sei tu. Avrai pure studiato la geografia a scuola?”

“Eh, ma sai, il sistema scolastico americano non è un granchè, lo sanno tutti…”

“Dici così perché non conosci quello di Zenn-La…”

“Cosa ci vuoi fare, tutto il mondo è paese…”

“Tutto l’universo”

“Sì, giusto. Beh, che facciamo per ritrovare gli altri?”.

“Andiamo a tentativi” fa Surfer, e i due ripartono verso quote più basse.

 

Istituto Xavier, contea di Westchester.

Gruppetti sparsi di adolescenti mutanti stanno giocando nel parco davanti l’Istituto. Da un lato quattro ragazzi stanno giocando a bocce muovendole telecineticamente, dall’altro un ragazzino dai capelli blu sta sconfiggendo da solo a basket una squadra di altri tre mutanti passandosi la palla mentre si teletrasporta in varie parti del campo. E’ in quella situazione di calma che Polaris atterra tra scariche varie di energia magnetica verde. Tutti i ragazzi maschi si voltano verso di lei, osservandola andare con passo deciso e sicuro di sé al portone, mentre le ragazze sbuffano stizzite e cercano in tutti i modi di non fare caso alle differenze tra il suo décolleté e il loro. Ad aprirle la porta è Ciclope.

“Oh... Salve Lorna, da quanto tempo.”

“Ciao anche a te, Scott. Evidentemente le voci che ti davano per morto erano eccessive.”

“Sì... Sembra strano anche a me ma... eccomi qui.”

“Figurati, io non ci ho creduto nemmeno per un attimo. Voi Summers avete la brutta abitudine non tanto di sparire in continuazione, quanto di tornare, poi.” e, senza aspettare repliche da un esterrefatto Ciclope “Forge è in casa? Ho bisogno di parlargli.”

“Te lo... uhm... vado subito a chiamare.” e rientra nell’Istituto. Una decina di minuti dopo il volto di Forge fa capolino dalla porta:

“Sì?”

“C’è un emergenza, Forge. Abbiamo bisogno del tuo nullificatore assoluto.”

“Il mio...?!” l’uomo è abbastanza colpito, e per questo il suo tentativo di mentire esce fuori poco convincente “Ma io... ho distrutto tutte le copie e i progetti. Mi spiace, non posso aiutarti.”

“Ascolta...” l’espressione sul viso di Polaris è quanto più risoluta “...sei stato un compagno di squadra e ti rispetto, per questo sarò il più diretta possibile. Un ragazzo, un mutante, si è introdotto all’interno della Terra e adesso virtualmente può fare qualsiasi cosa del nostro pianeta. In questo esatto momento a causa di un rifiuto sentimentale sta scatenando catastrofi naturali su mezzo pianeta, e l’unico modo per fermarlo è la tua pistola annulla poteri mutanti. Quindi vuoi continuare con i tuoi giochetti o hai intenzione di darci una mano a neutralizzarlo?”

Forge guarda Polaris fisso negli occhi per una decina di secondi, poi:

“Vado a prenderla.”

 

Castel Cassidy, Irlanda.

Nell’atrio centrale i padroni di casa, ovvero Black Tom Cassidy e il Fenomeno, stanno cercando di far tornare Mondo mentre qualche stanza più in là i Vendicatori della Costa Ovest attendono il suo arrivo comunicando con i due criminali tramite le ricetrasmittenti di ordinanza dei Vendicatori. In questo momento, è Black Tom a parlare al salone vuoto.

“Mondo, Mondo, ti ricordi quanti bei momenti passati tra queste mura? Io, te e il Fenomeno, intenti a giocare, a scambiarci pacche sulle spalle, a ridere… Oh, eravamo proprio una bella famiglia, allora. Tutto il mondo sembrava girare attorno a noi e noi eravamo le uniche persone al mondo…”

“Ehm...” suggerisce Starfox a Black Tom “...va bene che i miei poteri psichici non sono niente male, ma adesso non esagerare! Non so quanto potrò tenerlo ancora in soggezione”

“Ok, ok. Dai, Mondo, vieni, vieni dentro con noi”

Un tremito scuote le mura, ed un secondo dopo il pavimento si anima come se fosse dotato di vita propria. In realtà, la vita di cui è dotato appartiene al mutante chiamato Mondo, una rappresentazione umana del quale adesso compare innanzi a loro. Come un nuovo dio, ha fatto sorgere dalla terra un costrutto di fango e gli ha dato le proprie sembianze. E’ tramite questa sua protuberanza che ora si relaziona con gli altri.

“Allora?” fa Mondo, il suo tono di voce come quello di qualcuno che sta per esplodere di rabbia “Perché mi avete portato qui? Cosa volete?”

Black Tom inizia a guardare oltre le spalle del ragazzo. Il piano prevede che D-Man lo raggiunga alle spalle di soppiatto e lo colpisca con un raggio del nullificatore, bloccando così i suoi poteri mutanti. Ma sebbene intraveda alcuni dei WCA alle sue spalle, ancora il colpo non è stato sparato.

“D-Man, quando vuoi…” sussurra Giant Man, rivolgendosi al compagno di squadra al quale è stato affidato il compito di neutralizzare Mondo.

“S-sì, un secondo, capo, ci sono quasi”.

“Come ‘ci sono quasi’?”

“Eh, sai, questa tuta aderente… Perché Mondo non capisse che avevo l’arma ho dovuto nasconderla… ehm, come dire… in un posto dove non batte il sole, diciamo”

Giant Man, come ormai sta diventando una sua abitudine, solleva gli occhi al cielo, disperato.

“Beh? Cos’è? Giochiamo alle belle statuine? Non ho tempo da perdere, io, ho da pensare, riflettere…” riprende Mondo.

“Ma puoi farlo con noi” interviene il Fenomeno, “siamo qui per questo. Vuoi che parliamo un po’ di… come si chiama quella roba, Black Tom…”

“Quale?”

“Quella dove si pensa un sacco”

“Uh?”

“Ma sì, dai, che la conosci, l’hai studiata a scuola…”

“Una materia scolastica?”

“Sì”

“Ah, la filosofia!”

“Ecco, sì” continua il Fenomeno “possiamo parlare di filosopia, se ti va”.

“See, filosoPia! Siamo messi bene!” si lascia sfuggire Lorna. Mondo si gira di scatto, accorgendosi improvvisamente di avere gente anche alle proprie spalle. Lorna si tappa subito la bocca, ma gli occhi del costrutto antropomorfo di Mondo cadono su D-Man, che sta facendo strani e convulsi movimenti, con una mano dentro alla propria tuta.

“Ehm...” interviene Giant Man, che gli sta di fianco “...è un po’ solo ultimamente e, sai com’è, quando si è senza donna bisogna arrangiarsi un po’ da soli”. Tutti sgranano gli occhi verso Hank Pym, tutti tranne D-Man e Mondo.

“Eh, sì, sai,” conferma D-Man “sono un po’ solo ultimamente e quindi io… un attimo. Hai detto che ‘mi arrangio da solo’?” urla infine D-Man al capo dei WCA, capendo solo dopo qualche secondo cos’era stato detto.

“Sì,” gli si rivolge, infuriato, Henry Pym “ho detto così. Se no come la spieghi quella mano nei tuoi pantaloni?!”

“Oh, non ti preoccupare, Vendicatore” li interrompe Mondo, che rassegnato si rigira verso i suoi due ex-amici mutanti, “ti capisco benissimo. Anche io sto avendo le mie delusioni, e quello è un metodo come un altro…”

Approfittando della distrazione di Mondo, che sembra scivolato in una sorta di depressione, D-Man riesce infine ad estrarre la pistola e a sparare. Un raggio colpisce Mondo, che stramazza al suolo e scompare, come risucchiato nella terra. Accade tutto in pochi secondi, ma alla fine ciò che rimane sul pavimento del Castel Cassidy è il vero Mondo, inerme, e non un costrutto a sua immagine e somiglianza. Ora è senza poteri mutanti. Black Tom e il Fenomeno gli si avvicinano timidamente, e quest’ultimo lo solleva in braccio. Poi, lentamente, si avviano all’uscita.

“Ehm, scusate, ma penso proprio che dobbiamo arrestarlo. E credo che anche voi siate in arresto...” si fa avanti timidamente Giant Man. Il Fenomeno però gli lancia un’occhiata gelida, e Black Tom dice:

“Cain, per piacere...”

Il Fenomeno alza un pugno verso una colonna dell’atrio, e quando lo cala questa si frantuma sotto la sua forza come se fosse fatta d’argilla. Il tetto del salone crolla sui WCA, che vengono letteralmente seppelliti. Quando She Hulk li libera dalle le macerie più grosse, i tre sono già scappati.

“Va be’, per stavolta li lasciamo andare… Ma la prossima volta non saremo così generosi…” dice Hank Pym, con la voce di un cane bastonato.

“Su con la vita, capo. Te la sei cavata benissimo” lo conforta però She-Hulk, dandogli una pacca sulla spalla che lo catapulta a terra. Giant Man guarda le espressioni di stanchezza nei volti di tutti gli altri, quindi imbocca l’uscita e dice.

“Torniamo a casa”.

 

Epilogo.

“Dimmi ragazzo...” fa Surfer a Fulmine Vivente “...sei sicuro che Los Angeles sia da quella parte?”

“Beh, sì, credo. Certo che non credevo ci fossero costruzioni così antiche, in California. Forse… non vorrei essermi sbagliato…”

“Chiediamo informazioni?”

“Di nuovo? Prima abbiamo spaventato un vecchietto che a momenti ci lasciava la pelle!”

“Hai qualche idea migliore, Miguel?”

Fulmine Vivente si ferma a pensare, alza gli occhi al cielo, avvicina la mano al mento. Poi, di scatto, si gira come illuminato: “Mi scusi, signore, sa mica qual è la strada per Los Angeles?”.

 

 

FINE (finalmente)

 

 

Note degli autori:

Sergio: cos’è un supergruppo senza una bella minaccia planetaria, di quelle che rischiano di annientare il genere umano? E cosa sono i vostri WCA di galassia senza un bel massacro di tutti i personaggi più assurdi mai inventati? Questa volta è toccato ad Ego. Dopo aver imperversato per anni nella continuity Marvel e nelle pagine di Silver Surfer, e dopo aver insozzato tutte le serie durante quel frutto di un incubo da peperonata di Maximum Security, finalmente è capitato sotto le mie mani. In fin dei conti non l’ho trattato poi malissimo. Ne ho solo narrato le origini, e, credeteci, sono quelle definitive. Per qualsiasi forma di commento o tentativo di omicidio prendetevela tranquillamente con me, Ermanno ormai è succube del mio potere e può solo servirmi umilmente. E ora scusate, ma ho il massaggio ai piedi quotidiano.... Mmmm... un po’ più a destra Ermanno... sì sì così è perfetto...

 

Ermanno: ragazzi, sono ormai incatenato a questi piedi puzzolenti. Ebbene sì, in un attimo di mia distrazione Sergio mi ha legato le catene ai polsi e mi costringe alle pratiche più assurde (ma niente di sessuale, state tranquille o mie fans) come il massaggio dei piedi, la ceretta alle sue gambe pelose, la pedicure ecc. ecc. e, soprattutto, a completargli le storie. Per fortuna riesco ancora a mantenermi indipendente e a completarle sì, ma con un bel ritardo. Ah, a proposito, mandate qualche eroe a liberarmi, please!